sabato 28 gennaio 2012

IO & TIGO

POST RECUPERATO DAL BLOG DI SPLINDER CHIUSO


IO & TIGO

di Valeria di Progetto PiccoleCucce


Scrivo di te, adesso che sei sempre con me, perchè il giorno che te ne andrai non sarò più tanto lucida da poter ricordare tutte le belle giornate e le belle cose che abbiamo fatto insieme... Tu sei sempre qua, accanto a me, nonostante tutto stai abbastanza bene, mi guardi, mi chiami, mi scodinzoli e soprattutto hai tanto appetito da far paura e voglia a non finire di giocare con le tue bottiglie di plastica!!!

Il giorno che arrivasti da me eri piccolo e indifeso.
Avevi 4 o 5 giorni di età ed eri stato barbaramente abbandonato in una cesta assieme agli altri tuoi 7 fratelli, 2 se ne andarono in fretta perchè fragili e sofferenti, gli altri 5, come te, ce la fecero, attaccati alla vita e a quel benedetto biberon che erogava latte a non finire.
Decisi che saresti rimasto con noi, dopo quella terribile gastroenterite a soli 21 giorni...
Mi dissi, e ti dissi, che se ce l'avresti fatta, ti avremmo tenuto con noi, così è stato!

Da lì ha avuto inizio una splendida avventura, durata, sino ad ora quasi 6 anni.

Ti saresti chiamato Tigo, perchè sei un meticcione fantasia, molto molossoide, tutto tigrato e Tigro sarebbe stato un nome troppo scontato.
Il rapporto fra me e te è sempre stato speciale e so che tale è, e rimarrà per sempre, a prescindere da tutto e da quanti pelosi abbia io, in vita mia, amato e coccolato. Ogni peloso ha il suo posto nel nostro cuore, nessuna sostituzione, nessun paragone, nessuna preferenza...

Sei cresciuto in fretta, facendomi dannare, ma poi neanche così tanto! Mi accorgevo che saresti diventato grande, molto grande, molto più di quello che la nostra piccola casa avrebbe potuto permettersi.
In fondo, però, ci si adatta a tutto e i tuoi 34 kg non mi hanno mai spaventato.
Ho deciso da subito che ti avrei portato a scuola perchè la tua mole ed il tuo incrocio potevano far di te un cane eccessivamente esuberante.

Oggi posso dire che, stazza a parte, se c'è mai stato qualcuno di agitato ed esuberante in casa, quella è Camilla, canetta adorabile e dolcissima, un terzo del tuo peso, che ti ha sempre comandato a bacchetta, alla quale hai sempre dato poche soddisfazioni perchè alle sue provocazioni non hai quasi mai reagito!
Le hai sempre obbedito, ascoltando i suoi 'bau' ed i suoi 'grrr', ma poco spesso hai rincorso in giardino quando lei, furbetta, ti rubava le cose facendoti vedere bene che lo aveva fatto, nella speranza di ingaggiare un duello per il gioco conteso.

Tu sei sempre stato così, il tuo motto? Vivi e lascia vivere...!
Grande e pacato, un bambinone, pronto a tante coccole, ti vedo beato e sornione sul tuo cuscino a dormire e russare, tenendo un occhio aperto!

Mentre scrivo questi pensieri ti sento in lontananza mentre agiti una delle tue bottiglie in plastica o tieni stretta in bocca la tua coperta... Ti è rimasto sempre quel vezzo di 'ciucciare' qualcosa, in fondo, lo hai fatto dalle mie mani per oltre un mese e non fosse stato per quello, ad oggi non saresti sopravvissuto!

Non so quanto potrai stare ancora con me, spero il più possibile, spero ancora tanti mesi, tanti almeno da permettermi di scrivere molti capitoli ancora sulla nostra vita... La notizia della tua malattia mi ha sconvolto... mi sono sentita alienata ed impotente e, non ci crederai, quasi arrabbiata con te, perchè mai, e dico mai, mi sarei aspettata una cosa del genere, eppure accade, accade a molte più famiglie di quanto si pensi, e per quanto possa sembrare assurdo, chi ama un animale come noi, soffre quasi come se la malattia avesse colpito un caro amico, ebbene, sì, in effetti, di caro amico si tratta...!

Abbiamo iniziato un percorso insieme, una cura che possa aiutarti a stare bene il più possibile e tu, nel ringraziarmi, mi dimostri che ce la stai mettendo tutta, accetti e adori quelle pasticchette nascoste nel wurstel di pollo, aspetti in gloria quel tuffetto di pane con le goccine e ti sbaffi le perline che mescolo alla pappa, insomma, tu non sai di essere malato e anche se il tuo aspetto è un po' cambiato, se hai perso un po di peso, se hai meno voglia di correre, fai tutto il resto come se nulla fosse mutato, ami e vivi come il Tigo che conosco sa fare e ti adoro perchè non mi fai pesare la scelta di aver intrapreso una cura che so essere dura e debilitante, ma che 'insieme' abbiamo deciso di fare.

Oggi è il mio compleanno ed avrei un grande desiderio, più di altri, più di mille regali... vorrei chiudere gli occhi ed immaginare che la tua malattia se ne fosse andata, che improvvisamente tutti gli sforzi, avessero prodotto quello che so essere impossibile, ma che per un giorno mi concedo di sognare.
Vorrei vederti libero da quello che si chiama CANCRO e che ti sta portando via, perchè lo so, con te, se ne andrà inevitabilmente una parte del mio cuore...

Ora, comunque, tu sei sempre qua, vicino a me, ogni tanto mi 'zucchi' con la testa sulle ginocchia e abbai impaziente se vedi che prendo il caffé, ah... dimenticavo, un altro tuo vezzo? Sapere perfettamente che dopo il caffè degli umani, c'è la pappa per i cani!

Forza Tigo, metticela tutta, fallo per te, ma anche un po' per noi.

Questa lettera è dedicata anche a chi mi dice da tempo: "E' solo un cane...!"

Valeria

 

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Bianca, dagli occhi color del cielo...

POST RECUPERATO DAL BLOG DI SPLINDER CHIUSO


Bianca, dagli occhi color del cielo...

di Renata


Nei giorni in cui sono nata io è nata anche Bianca.
Ricordo ancora oggi con vivida nitidezza i capelli candidissimi e gli occhi di un azzurro ancor più intenso di quelli di Paul Neumann del mio bisnonno materno, che è morto prima che compissi un anno di vita. E ricordo fin d’allora quella micina che aveva le stesse due caratteristiche che mi affascinavano: il pelo d’angora bianco scintillante e gli occhi blu.
Siamo cresciute insieme, ma non abbiamo mai interagito: Bianca se ne stava sola con la sua mamma Grisina, una micia dal pelo corto maculata con la schiena e pezzature varie grigie striate e petto e musino bianchi, che era il “terrore” del vicinato.
Sì, perché, chissà come mai, Grisina era capitata nel quartiere senza venire mai adottata da nessuno e per vivere doveva rovistare tra i rifiuti e cacciare gli uccellini, i topi e… le bistecche.
Mi raccontava mia nonna di quando una volta aveva sentito urlare e imprecare una delle nostre vicine. Affacciatasi alla finestra, mia nonna ha visto Grisina schizzare per il cortile con qualcosa in bocca. Era una bistecca! La micia era entrata di soppiatto in cucina dalla finestra a piano terra, si era piazzata sotto il lavandino ed aveva atteso pazientemente che la cuoca prendesse con le mani la bistecca adagiata sul tagliere sul ripiano del lavello e la facesse transitare sopra allo stretto spazio libero tra lavandino e stufa economica con annessa padella. E in quel preciso istante ZAC! veloce come un fulmine, Grisina è scattata e con un balzo si è appropriata della bistecca. E il tutto è stato così veloce che, mentre la cuoca si stava ancora grottescamente accingendo a distendere in padella un’invisibile fetta di carne, la bistecca stava già uscendo dalla finestra!
La fama della gatta faceva sì che tutti in quartiere la scacciassero e lei aveva quindi paura di tutti. Mia nonna invece le dava da mangiare, lasciandoglielo sul muretto divisorio tra il nostro ed altri cortili e ritirandosi poi perché Grisina e, in seguito, anche Bianca potessero sfamarsi.

Io le spiavo mangiare e cercavo di avvicinarmi ogni giorno di più per farmele amiche. Volevo giocare con Bianca che sentivo “piccola” come piccola ero io, ma la chiamavo e Bianca non rispondeva. Faceva finta di non sentire… E io ci rimanevo male. Così, quando i miei se ne sono accorti, mi hanno spiegato che Bianca non faceva finta: non ci sentiva davvero!
E’ un difetto ereditario, legato a certi geni recessivi che codificano anche per il colore bianco tinta unita del mantello e l’azzurro degli occhi. Proprio le due caratteristiche che mi affascinavano portavano con sé anche la sordità!

Così Bianca è cresciuta senza “accorgersi” di ciò che esisteva al di fuori del perimetro del quartiere, senza mai essere attirata dalla strada con tutti i suoi pericoli, sfamata in parte da mia nonna, in parte dal marito della cuoca derubata (di nascosto dalla moglie, ovviamente..!).
Quattordici anni più tardi la mia famiglia si è trasferita a vivere a casa della nonna e così ho avuto l’opportunità di stare con Grisina e Bianca sempre e non solo qualche ora a settimana: il mio desiderio di renderle “domestiche” poteva forse realizzarsi...
Dalla vecchia abitazione abbiamo portato con noi tre miciotti tra loro fratelli.
Silvestro aveva la vocazione del buon samaritano: il suo primo salvataggio, a un mese dall’arrivo, è stata Cenerella, una micina di circa un mese d’età, tutta grigia e colle zampe e la coda corte che la facevano assomigliare più ad una pantegana che a un gatto. Abbiamo saputo che avevano investito ed ucciso - pare appositamente - la sua mamma davanti a casa nostra qualche giorno prima. Silvestro l’aveva adottata: potevamo non adottarla noi? Da allora se c’era un gatto in difficoltà nel raggio di un chilometro, quel gatto finiva immancabilmente a casa nostra.
Lizzie, la sorella, non ha mai avuto figli propri ma aveva la vocazione della mamma: ogni piccolo abbandonato che seguendo i nostri gatti arrivava nel nostro cortile veniva da lei adottato con trasporto e dedizione.
E infine Minou, un fiero ed atletico maschio che aveva uno spiccato senso della giustizia ed un cuore d’oro. Era l’indiscusso capobranco e a lui sembrava si rivolgessero tutti per dirimere le questioni interne. La sua specialità era recuperare i nostri gatti dispersi e portarne a casa di nuovi in difficoltà.

A tutto questo bisogna aggiungere che i miei hanno conosciuto la fame del tempo di guerra e mio papà in particolare: ha vissuto due anni (1943-1945) di prigionia come Internato Militare, dapprima nel campo di concentramento per ufficiali di Wietzendorf e in seguito come lavoratore coatto ad Amburgo. “Non dire che hai “fame” - mi insegnava -, perchè tu non hai davvero “fame”, ma “appetito”: la fame, quella vera, non sai nemmeno cos’è...”
Perciò a casa nostra c’era sempre una ciotola di pappa per tutti!

E così in breve tempo si è formata un nutrita colonia felina nel nostro cortile, alimentata anche da tutti i gatti del vicinato che passavano la maggior parte della giornata da noi, in compagnia.
Gatti di tutti i tipi, di tutti i colori, di tutti i caratteri. Gatti sani e altri con acciacchi vari come Bengalina che è arrivata da noi colla mascella fratturata e le è rimasto per sempre il faccino storto, Zoppetto che era già anziano e aveva problemi alla zampa posteriore sinistra e traeva un po’ di beneficio esponendo la parte per ore e ore al sole, Griso arrivato con una micosi che non ha mai contagiato nessuno ma che non siamo riusciti a debellare del tutto e quando si ripresentava il problema diventava insofferente ed aggressivo, Michelino trovato cucciolo colle costole rotte e che a distanza di anni ogni tanto si lamentava se lo prendevi in braccio male.
O come Sciabalina, letteralmente buttata giù da un’auto davanti alla porta di casa nostra in condizioni spaventose: una giovane adulta tanto magra da avere solo la pelle sopra le ossa, che si vedevano sporgere soprattutto a livello delle costole e della schiena, dove il bacino rientrava tanto da avere la larghezza stessa dello scheletro; e per di più zoppa alla zampa posteriore sinistra che era rigida e storta. La prima persona che ha aperto il portone e l’ha chiamata è stato mio padre e l’amore e la dedizione che questa gattina ha avuto nei suoi confronti per tutta la vita non ha eguali! Basti dire che non potevamo entrare nello studio di mio padre senza chiedergli il permesso: bastava dire “papà, posso entrare?” e lui, anche dal fondo del giardino, rispondeva “sì” e Sciabalina era la micia più affettuosa del mondo, ma se ti dimenticavi la frase di rito... era sicuro che ti saresti ritrovato una belva furibonda aggrappata unghie e denti ai tuoi polpacci!!!

Con tutta questa baraonda, Grisina e Bianca hanno cominciato a lasciarsi avvicinare. E un bel giorno Bianca ha addirittura accettato di prendere il cibo direttamente dalle mie mani! Ricordo ancora l’emozione di quel momento: Bianca che non aveva mai avuto motivo di fidarsi di nessuno ora si fidava di me! Che bello!!!
Certo qualche inconveniente c’era... Ogni tanto non distingueva bene la carne-pappa dalla carne-dito... Che morsicate! E il problema era che non sentendoci non mollava la presa nemmeno se mi mettevo ad urlare o protestare! Semplicemente si rendeva conto che era troppo “coriacea” la cosa che aveva tra le fauci e, con un certo disappunto, spalancava gli occhi prima socchiusi in un’espressione beata, e ti guardava fissa con fare interrogativo allentando la morsa...

Un giorno, per caso, mentre stavo gorgheggiando in giardino e stavo provando fino a che note acute era in grado di arrivare la mia voce da soprano ho notato che Bianca si è voltata nella mia direzione, accorgendosi della mia presenza. In effetti i cani sentono gli ultrasuoni: che Bianca riuscisse a percepire i miei strilli acutissimi? Ho riprovato e ne ho avuto conferma! Ero felicissima! Ora sapevo - per la “gioia” del mio vicinato - come richiamare Bianca!
E quando la chiamavo, Bianca arrivava subito!

Ma un giorno non è venuta. E anche uno dei nostri gatti, Tigre, che stava sempre con lei, non era tornato per cena...
Mia mamma aveva sentito un vicino di casa brontolare per la presenza di “quella vecchia gatta bianca” sul tetto appena rifatto del suo garage...
Per un anno non c’è stata traccia dei due gatti, poi è arrivato a casa Tigre e un paio di giorni dopo mia mamma ha visto Bianca nel giardinetto del palazzo di fronte a casa nostra. L’ha chiamata ma, non avendo la voce “ad ultrasuoni” come la mia, non è riuscita a farsi notare dalla micia sorda. Così ha mandato in missione il nostro Minoù e, non so se grazie al suo intervento, la mattina seguente Bianca era di nuovo con noi!

E’ rimasta in vita ancora un paio d’anni dopo quell’esperienza ed ha imparato in quel periodo ancora una cosa importante: sono riuscita a sfiorarla e, se agli inizi sembrava sorpresa e lievemente infastidita dal sentirsi toccare, dopo qualche mese ha imparato che le carezze potevano essere molto piacevoli e gratificanti! Ti si buttava addosso alla mano con tutto il suo peso, tanto che se l’avessi tolta sarebbe finita sicuramente a terra, e ti dava zuccate e morsicchiatine a non finire, faceva le fusa rumorosamente e sottolineava la goduria con miagolii rochi e stonati!
Un brutto giorno di giugno Bianca ci ha detto addio, questa volta per sempre. Era vecchia e lo si vedeva. Mangiava ma dimagriva lo stesso e gli ultimi giorni faceva anche fatica a mangiare. Ma come mi ha visto, mi si è avvicinata trascinandosi e mi ha dato una zuccata: il suo ultimo pensiero è stato per me e il suo ultimo desiderio è stata una carezza. Una carezza che per 25 anni non aveva mai conosciuto ma che negli ultimi mesi della sua vita l’aveva fatta sentire amata. Amata e finalmente pienamente felice!
FOTOGRAFIA 12.5 - bianca da Casa Greta.
(Bianca all'età di venticinque anni e mezzo)
Chissà perchè certi animali ti lasciano un ricordo forse più indelebile di altri. Mio papà un giorno, mentre si discorreva sui vari santi patroni, ci ha pensato un attimo e poi mi ha detto che se mai fosse diventato santo gli sarebbe piaciuto essere il “protettore dei cuccioli degli animali piccoli”. Il protettore dei più deboli tra i deboli, quindi. Forse è proprio questo il motivo: la loro debolezza, il loro handicap, che ti costringe a non dare per scontato nulla, nemmeno l’amore e la gratitudine che ricevi da loro, e ad aprire il tuo cuore accettandoli ed amandoli nel modo più giusto: per quello che, semplicemente, sono...
Parafrasando Orwell, “tutti gli animali sono speciali, ma alcuni animali sono più speciali di altri”... 


(Tratto parzialmente dal libro "Il Santo Protettore" di prossima pubblicazione)

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Spillo/Smillo, dolce lupone dai fanali spenti


POST RECUPERATO DAL BLOG DI SPLINDER CHIUSO
Spillo/Smillo,
dolce lupone dai fanali spenti

di Giorgia Rozza e Milena Castellini


Un’umida, milanesissima mattina di ottobre. Arrivo al lavoro, accendo il computer. Le “mie” riviste di animali non ci sono più. Quelle per cui ho lavorato con entusiasmo per un anno e mezzo. Il mio capo ha deciso di lasciarne la redazione. Ora facciamo tutt’altro ma i volontari di ogni parte d’Italia che ho conosciuto e che mi informavano sulle drammatiche realtà del randagismo, mi mandavano appelli e richieste
di aiuto non mi hanno lasciato. Il mio indirizzo mail è stabilmente entrato nelle loro liste e continuo a essere “in circolazione”, per fortuna. Guardo le mail in arrivo e ce n’è una che occhieggia dalla cartella anti-spam.
La guardo per buttarla ma mi fermo perché nell’oggetto c’è un nome che conosco, quello di Isidoro.
L’oggetto recita così:”E dopo l’husky Isidoro, ecco il povero Spillo”. Apro. E’ la pagina di un sito. Due occhi mi guardano dallo schermo luminoso in mezzo a un muso scuro, dolcissimo e corrucciato. Dopo un attimo mi rendo conto che quegli occhi non stanno guardando proprio nulla anche se sono più espressivi di
centinaia d’altri. Non guardano perché appartengono a un cane cieco. Spillo. Il suo muso fa capolino tra le sbarre arrugginite, dentro a una cella di cemento e lamiera. E’ triste il muso di questo lupone, ma pieno di dignità. Scorro le altre foto, il testo. Un cane sfortunato come milioni di altri in Italia. Abbandonato? Nato randagio? Non si sa.


(per continuare a leggere clicca sul link o sulla pagina)
http://www.ilcercapadrone.it/stampa/spillo2.pdf
Spillo_racconto

Per altre foto di Spillo in canile e durante il viaggio
clicca sul link
http://www.aiutauncane.it/cartellasalvaguai/amici/index_amici_adulti.php?pagina=014_spillo.html
dove si raccontano altri particolari della sua storia e ci sono tantissime fotografie di Spillo/Spillo di quando era in canile (PT cieco, e basta...) e, seguendo il link "leggi gli aggiornamenti" nella stessa pagina, tutte le foto del viaggio verso Milano con il suo Luigi e la sua Giorgia. E sempre da questo sito si può anche scaricare il video di Spillo ospite alla trasmissione Animali&Animali di Licia Colò su Raitre l'8 dicembre 2005.
Spillo famoso
Grazie a Spillo e all'impegno della fantastica Giorgia si è costituito il "Gruppo Spillo", un gruppetto di volontari di tutt'Italia che si erano aggregati e autotassati per mantenere in pensione Spillo e continuano ora a farlo per mantenere altri cani in pensione, strappati spesso a canili lager o strutture in cui non potrebbero ricevere le cure necessarie, in attesa di adozione. www.gruppospillo.com
La storia di Smillo continua
Smillo al primo anniversario di vita con Milena:
primo anniversario Smillo017Smillo qualche anno dopo  
spillo-smillo dopo
link proposti dall'Autore
www.aiutauncane.it
www.ilcercapadrone.it

DAL WEB - The Power of Love - Una cicogna ferita (zoppa e con ala paralizzata) è stata guarita dall'amore

POST RECUPERATO DAL BLOG DI SPLINDER CHIUSO


 --- storia tratta dal web ---

The Power of Love - Una cicogna ferita è stata guarita dall'amore
di L'Arresto del Carlino


(La storia di Malena, una cicogna che da 17 anni è zoppa e ha un'ala paralizzata. Ma è molto, molto amata... e continua a vivere felice allevando ogni anno la nidiata insieme al suo compagno Rodan e svernando senza emigrare grazie alle cure della famiglia sul cui terreno la coppia ha costruito il nido 17 anni fa)
Nel 1993 alcuni cacciatori italiani hanno ferito gravemente una cicogna femmina in Croazia.

Malena è rimasta zoppa, con un'ala irrimediabilmente danneggiata e i veterinari che l'hanno curata erano certi che non avrebbe volato mai più.

Non potendo fare nient'altro per aiutarla, l'hanno riportata al suo nido pensando che non avrebbe superato l'inverno.

cicogna_ferita2.jpg


continua a leggere a questo LINK
http://larrestodelcarlino.myblog.it/archive/2010/04/07/una-cicogna-ferita-e-stata-guarita-dall-amore.html

Le ruote della fortuna - Sedia a rotelle per una tartaruga paralizzata

POST RECUPERATO DAL BLOG DI SPLINDER CHIUSO


 

 --- storia tratta dal web ---

Le ruote della fortuna - Sedia a rotelle per una tartaruga paralizzata
da www.larrestodelcarlino.it e www.larepubblica.it e video da www.snakeandfizz.com


(la bellissima storia di Arava, una tartaruga paralizzata alle zampe posteriori, che ha trovato l'amore grazie a due rotelle...)
da www.larrestodelcarlino.it 
Una tartaruga disabile ha trovato l'amore dopo aver ricominciato a camminare grazie all'aiuto di una speciale sedia a rotelle, costruita a posta per lei. 


continua a leggere a questo LINK
http://larrestodelcarlino.myblog.it/archive/2008/10/03/sedia-a-rotelle-per-una-tartaruga-paralizzata.html

 da www.larepubblica.it
"L'amore non ha ostacoli". Non è solo un modo di dire, ne sa qualcosa Arava, la tartaruga disabile che in uno zoo israeliano ha trovato l'amore.
{B}Arava, tartaruga disabile: l'amore allo zoo corre sulle rotelle{/B}

continua a leggere a questo LINK
http://www.repubblica.it/2006/12/gallerie/ambiente/tartaruga-disabile/1.html

 Da www.snakeandfizz.com
VIDEO    http://www.snakeandfizz.com/2008/08/turtles-do-it-o.html

Turtles Do It On Wheels


La nuova vita di Rosso, cagnolino tutto speciale!

POST RECUPERATO DAL BLOG DI SPLINDER CHIUSO


La nuova vita di Rosso, cagnolino tutto speciale!

di Laura Fagherazzi e Katia Furlotti



La storia di un cagnolino disabile adottato grazie a "Il cercapadrone" il primo canile on-line e pubblicata sul libro degli amici di oscardog  "Amicizie Speciali 2"


(clicca sulle pagine)
http://www.ilcercapadrone.it/dicono.htm


link proposti dall'Autore
www.ilcercapadrone.il